Le Guerre

La Guerra

La Prima Guerra Mondiale provoca un vuoto di tre anni nei registri di cassa che potrebbe far pensare ad un’interruzione dell’attività della banda: secondo alcune testimonianze si deduce invece che il Corpo Filarmonico continuò a prestare servizio, forse anche contro qualche divieto. Con la conclusione della guerra l’attività riprende in pieno, testimoniata anche dalle forti entrate riportate nei libri contabili.

In questo periodo la banda fu invitata a S. Fermo della Battaglia per un maxi raduno, a cui parteciparono i più importanti complessi bandistici, e vi rimase per tre giorni.

La Compagnia di Dorio in questi anni instaura degli stretti rapporti con le bande vicine, soprattutto con quella di Delebio, fondata nel 1859, e di Gravedona, uno dei gruppi musicali più antichi della nostra zona la cui fondazione risale addirittura al 1700.

Per rendersi conto delle doti del Corpo Filarmonico è sufficiente prestare attenzione ad un “Elenco di pezzi di Musica di proprietà del Corpo Filarmonico”:

Sinfonia la Dalmata, Cavatina Originale, Il Giuramento, Aria finale nell’Opera La Sonnambula, I Promessi Sposi, Il Ballo in Maschera, Scena ed aria nell’opera Attila, Duetto nell’Opera l’Ebreo, Quartetto nell’Opera Il Rigoletto, Preludio nell’Opera La Traviata, Opera Rigoletto, Pastorale, Cavatina nell’Opera i Lombardi (…)

La partitura più vecchia ancora conservata nell’archivio del Corpo Musicale è quella relativa a “Il Giuramento”, risalente all’anno 1869.

Anche la banda deve rispecchiare le tendenze politiche del momento; ecco infatti comparire, nel 1936, l’acquisto di “Faccetta nera”.

Neppure la II Guerra Mondiale interrompe l’attività, anche se notevolmente ridotta, del Corpo Musicale.
E’ interessante riportare un appunto del parroco di quel tempo, Don Giovanni Cornalba, per comprendere in che modo gli abitanti del posto vennero a conoscenza della fine della guerra:

“Avvenimenti sensazionali! Siamo quasi alla vigilia della festa di S. Giorgio. Mussolini coi suoi ministri e la sua scorta mescolati in una colonna tedesca in ritirata viene catturato tra Musso e Dongo proprio di rimpetto a Dorio. Condotto in municipio davanti al Dott. Rubini primo sindaco partigiano di Dongo e da lui salutato forse per la prima volta non come Duce ma come Sig. Mussolini ebbe con lui un lungo colloquio (…).
Fu in questa occasione che vennero trafugati i valori che portava con sè. Il giorno seguente arrivò una squadra di soldati all’ordine di un colonnello coll’incarico di finire i malcapitati eccetto pochi tra cui Mussolini e la Petacci (…). Intervennero per l’assistenza religiosa i Padri ma riuscirono a fare ben poco. Molti dei condannati non se ne curarono. Ad alcuni non fu nemmeno lasciato a loro il tempo. L’esecuzione contrariamente alle rimostranze del Sindaco venne fatta sul piazzale di Dongo (…) Mussolini il mattino seguente venne condotto verso Como ma a lo fecero scendere dalla macchina e senza conforti religiosi, bruscamente ed ignobilmente finito insieme alla Petacci. Le salme caricate alla rinfusa sopra un camion vennero trasportate a Milano dove subirono quegli oltraggi che tutti sanno e che macchiarono la giornata della liberazione del fascismo. Il Padre Guardiano dei frati di Dongo che proprio in quel giorno attraversando il lago venne a Dorio per la festa di S. Giorgio ne era impressionatissimo”.

E proprio Dongo rappresenta la prima uscita della banda dopo la conclusione della guerra: il 30 aprile del 1945 il Corpo Musicale viene chiamato a partecipare ad una manifestazione per festeggiare la fine della guerra.